giovedì 1 ottobre 2015

Classici senza età #3 Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde - Robert Louis Stevenson

Buongiorno, carissimi lettori!
È da un po' di tempo che non scrivo più su questa rubrica, ma oggi eccomi qui a proporvi un altro dei Classici senza età: Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde di Robert Louis Stevenson.

Autore: Robert Louis Stevenson
Casa editrice: Mondadori
Pagine: 128
Prima pubblicazione: 1886
La mia edizione: 202
Prezzo di copertina: 10 €
E-book: 2,99 €



Sinossi
Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, pubblicato nel 1886, segna il culmine della fascinosa indagine stevensoniana sulla scissione della personalità. Jekyll, che reprime Hyde pur fruendo, suo tramite, di ignobili gratificazioni, incarna il prototipo dello scienziato che si eleva faustianamente al di sopra degli altri. Hyde è la corporeità, il desiderio, la trasgressione che Jekyll occulta e proietta in un altro da sé per istituirsi come pura ragione e incontaminata virtù. L'illusione di Jekyll di poter provocare a proprio piacimento la dissolvenza del suo doppio, tuttavia, si scontra con la volontà di Hyde di affermare il proprio diritto all'esistenza, in una lotta tra le due componenti di una stessa persona che avrà esiti tragici.





Recensione
Come anticipa la sinossi, la storia che ci viene proposta da Stevenson è l’apice della sua indagine sulla scissione della personalità, ma, secondo me, la sua ricerca va ben oltre ciò, dal momento che entrambi i personaggi si ricordano del proprio alter ego; è il culmine di ciò che – come notava Chesterton - “ci obbliga a riconoscere non tanto che sotto la pelle di un uomo ce ne sono due, quanto che due uomini sono la medesima persona”. Jekyll è sia un ipocrita, capace di reprimere Hyde - il cui nome designa proprio colui che è “nascosto” - sia il prototipo dello scienziato che non si cura degli altri e che si crede superiore a tutti, una sorta di Faust che vuole conoscere ogni cosa.
Lo strano caso del dottor Jeckyll e del signor Hyde è un libro che evidenzia una parte della natura umana si cui spesso non si parla ed è un romanzo che mi stupisce ogni volta che lo leggo, perché sottolinea la fragilità umana: in noi coesistono bene e male, ma è necessario saperli riconoscere, separarli ed evitare ciò che riteniamo sbagliato. Ora, direi che Stevenson (esattamente come Oscar Wilde ne Il ritratto di Dorian Gray) ha volutamente stereotipato i due personaggi, ma provate a pensare a quanto sia forte, certe volte, dentro di noi la tentazione di scegliere le strade che ci sembrano più semplici, quelle senza ostacoli, anche se non riteniamo che esse siano completamente giuste, solo per ottenere ciò che vogliamo, solo per egoismo. Ecco, evitare tutto ciò è l’insegnamento che dobbiamo trarre da questo romanzo.
Nonostante sia un racconto breve, tutti i personaggi sono descritti in modo preciso e dettagliato, sia fisicamente che - e soprattutto - psicologicamente. Detto ciò, penso che non sia necessario aggiungere altro per dare quattro boccoli al libro.


Boccolo in su: trovo che l’idea di base che sta dietro al romanzo sia geniale

Boccolo in giù: la struttura è quella del racconto breve, di conseguenza non leggetelo se non amate il genere

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